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lunedì 22 febbraio 2016

IDA MAGLI SI E' SPENTA A 91 ANNI, UNA PREGHIERA PER LEI .....CI RIMANGONO I SUOI LIBRI, LEGGIAMOLI!

UNA DONNA CHE CI HA INSEGNATO A PENSARE

di Rosaria Impenna
ItalianiLiberi 13.09.2015



SALÒ - Domenica 13 settembre al Vittoriale degli Italiani si sono svolte numerose cerimonie, tra cui l’inaugurazione dello splendido Arengo e dei canili stupendamente restaurati. A seguito di tali manifestazioni al MuSa, Museo di Salò, è stato conferito il Premio del Vittoriale 2015 all’antropologa Ida Magli. Le motivazioni di tale scelta, ha spiegato il presidente Giordano Bruno Guerri, risiedono nel prezioso e ricco contributo apportato dalla studiosa, alla cultura italiana. Dialogando cordialmente con Ida Magli, in un delizioso scenario del MuSa, Guerri ha ricordato la peculiarità innovativa dell’opera dell’antropologa, tracciandone un puntuale itinerario a partire dalla “scoperta dell’ovvio”, riflessione indubbiamente cruciale, che ha connotato di una propria unicità, l’antropologia elaborata dalla studiosa. 
La scoperta dell’ovvio le ha infatti permesso di usare per prima e con risultati straordinari, gli strumenti offerti da tale sapere, per comprendere “l’uomo bianco”, la nostra storia, il sistema di valori e significati che accompagna l’itinerario del nostro modello culturale. La sua lucida analisi nel decodificare i “miti”, i tabù, le false sicurezze, l’ha sempre posta a combattere in prima persona, con coraggio e passione il proprio alto impegno civile, ha dichiarato Guerri. L’inesauribile lavoro dell’antropologa, attento a decifrare il nostro passato per spiegare il presente e cogliere i tratti culturali del futuro è ovunque presente nella sua vasta opera, ma è sicuramente in “Omaggio agli Italiani” che Magli, muovendo dal principio che un popolo è un io, sembra raffigurare la statura intellettuale di Gabriele D’Annunzio ricordando: “Questa è la grandezza degli Italiani, aver continuato a pensare sempre, a creare sempre, perché soltanto l’intelligenza sa di essere libera, quali che siano le coercizioni esteriori. Sa che la grandezza dell’Uomo è nel pensiero, e sa che c’è sempre almeno un altro uomo che lo afferra e lo trasmette”. Per questo Ida Magli, parlando agli Italiani, a partire dai presenti, ha ricordato l’impegno, la missione a cui non potranno ancora una volta sottrarsi, quella dell’intelligenza. Soltanto attraverso l’uso intelligente del pensiero (e non attraverso le armi, le bombe), che ha connotato di bellezza e invenzioni, soprattutto in ambito musicale, la storia degli Italiani, essi, nonostante il difficile presente, riusciranno a salvarsi.
Hanno ricevuto il Premio del Vittoriale nelle scorse edizioni: Ermanno Olmi, Paolo Conte, Umberto Veronesi, Giorgio Albertazzi e Alberto Arbasino.

La presentazione di Giordano Bruno Guerri

"Chi è Ida Magli, la nostra festeggiata? Sono veramente felice che il premio sia stato assegnato a lei, perché Ida Magli non insegna cosa pensare, Ida Magli insegna a pensare. A me ha insegnato a pensare; i suoi libri, quando ho cominciato a leggerla (e parlo degli anni Settanta) mi hanno veramente rivelato un modo diverso di affrontare le cose. 
Ho avuto anch’io un’esperienza politica, sono stato nominato Assessore alla Cultura di un paesino della Calabria che si chiama Soveria Manneli, e ho accettato l’assessorato proponendo che si chiamasse non Assessorato alla Cultura, ma Assessorato al Dissolvimento dell’Ovvio. Il Prefetto ha fatto delle resistenze ad accettare questa dizione, perché non capiva bene che cosa volessi dissolvere. Ecco, io avevo preso questa definizione leggendo i libri di Ida Magli, che appunto dissolve l’ovvio, pensa in modo diverso: non secondo le idee ricevute, non secondo gli schemi abituali ma, per esempio, studiando l’uomo bianco, l’uomo occidentale (cioè noi), con gli stessi strumenti dell’antropologia culturale con i quali in genere si studiano i selvaggi. 
Questo metodo è applicabile anche ai nostri comportamenti quotidiani, dal tifo alla politica, e il suo contributo al pensiero, non solo italiano ma anche europeo (i suoi libri sono tradotti in molte lingue) è stato veramente determinante. Non forse alla portata di tutti, perché i pensieri originali, contro corrente, sono difficili da affermare. Penso soprattutto ai problemi come quelli che ha affrontato recentemente, come l’Unione europea, le donne... 
Mi diceva prima: «Io sono una maschilista» e poi forse ci spiegherà perché. Insomma io sono onorato e felice, Ida, che tu accetti il premio Vittoriale; smetto di parlare perché vorrei che fossi tu a farlo. Adesso l’amico Cassali, responsabile del settore Cultura del Comune di Salò leggerà la motivazione e il sindaco Cipani ti consegnerà il premio".

La motivazione del Premio

Ida Magli ha usato per prima e a fondo gli strumenti dell’antropologia culturale per studiare la nostra vita sociale e il carattere dell’uomo contemporaneo. Lo ha fatto negando le false sicurezze e la rassegnazione all’ovvio, sempre combattendo in prima persona, con alto impegno civile e lucida passione. Decifrando il mondo passato, Ida Magli spiega il presente e intuisce il futuro. Il suo Omaggio agli Italiani sembra raffigurare perfettamente il pensiero di D’Annunzio. «Questa è la grandezza degli Italiani – ha scritto – aver continuato a pensare sempre, a creare sempre, perché soltanto l’intelligenza sa essere libera, quali che siano le coercizioni esteriori, sa che la grandezza dell’uomo è nel pensiero e sa che c’è sempre un altro uomo che lo afferra e lo trasmette».

Il discorso di Ida Magli
Domenica 13 settembre al Vittoriale degli Italiani
Giordano Bruno Guerri mi ha strappato a una convalescenza, mi ha chiesto di venire qui e vi prego di scusarmi se rimango seduta mentre vi parlo. Mi fa tanto tanto piacere conoscervi, parlarvi, naturalmente tutti i doni che mi sono stati fatti sono preziosissimi.
Sento una certa consonanza - spero che non sembri superbia - con D’Annunzio perché Giordano dice la dissoluzione dell’ovvio... bene, chi ha rotto l’ovvio più di D’Annunzio? Non ha fatto altro che scandalizzare il mondo facendo sempre cose che nessuno si aspettava!

C’è un’altra cosa che io credo in qualche modo di avere capito di D’Annunzio, ed è il fatto che sono convintissima che l’aver studiato uno strumento da bambino (a D’Annunzio fecero studiare il violino) dà la certezza di potersi buttare, di poter provare anche sbagliando. La musica è veramente l’unica scienza che ti permette di andare oltre. Io di questo sono convintissima perché, quando suoni o quando canti, anche se conosci perfettamente quello che stai facendo non sei mai sicuro di non sbagliare. Ti devi in qualche modo affidare. Ecco, io credo che D’Annunzio abbia sempre fatto così. Forse ne ha fatto anche un suo modo di vivere, di questo andare al di là dell’ovvio, del normale, del correre rischi. Penso che aver suonato uno strumento gli abbia dato questa capacità, anche se forse lui non se ne è reso conto.
Io invece me ne sono resa conto – io suono il pianoforte, sono diplomata all’Accademia di Santa Cecilia – perché ho imparato a fare Antropologia sull’uomo bianco, cioè su noi stessi (come ricordava Giordano); mentre l’antropologia in genere studia gli uomini selvaggi.
Perché ho questo senso, che il metodo antropologico sia un sistema musicale, e che si possano in qualche modo scrivere su un pentagramma i vari tratti culturali di un popolo. Giordano mi ricordava che in enigmistica c’è un sistema di fare i puntini, unendo i quali viene fuori una figura. Bene, io faccio antropologia così, cioè piazzo lì qualche puntino – forse il tratto culturale più importante è quello – poi ne tiro fuori un altro e un altro ancora… Se prende figura, se prende una forma, allora significa che non sto sbagliando. Se non prende figura, cambio puntini. 
Io ho fatto antropologia dell’uomo bianco in questo modo, e qualche risultato l’ho avuto, nel senso che credo di conoscere abbastanza bene il mondo del Sacro nostro, non quello dei popoli primitivi. Quindi ho scritto molto sul Cristianesimo, ho scritto un libro su Gesù di cui sono sempre molto contenta, e ho scritto un libro su una santa per la quale quindi sono affine a Giordano. Abbiamo difeso insieme Maria Goretti, battaglie ormai passate.
Soprattuto ho capito che per fare Storia quello che bisogna saper collegare non sono i fatti, non sono le date, ma quello che c’è sotto ai fatti, quello che c’è sotto alle battaglie, alle vittorie, ai sistemi politici; e questo lo storico da sé non lo può raggiungere. Bisogna farlo attraverso questo sistema che io chiamo musicale, che è un sistema antropologico, e dà molta soddisfazione. 

Attraverso questi strumenti, veramente si capisce che cosa sia l’Uomo, e cioè la imprevedibilità dell’uomo. Perché lo storico, di solito, si fonda su ciò che è già stato fatto, e non può ovviamente prevedere niente; mentre invece con l’Antropologia è possibile anche prevedere. E mi permetto (dato che l’ha richiamato Giordano) di fare un esempio. Io non sono una visionaria – sono una donna, ma non sono una visionaria; ho scritto un libro contro l’Europa, intitolato proprio così: «Contro l’Europa», quando era una bestemmia parlar male dell’Europa. Era il 1997, non c’era ancora l’euro, la moneta; però era talmente certo che l’Unione europea non si sarebbe mai potuta fare, che ancora adesso, a distanza di tanti anni, tutti si lamentano ancora non è stata fatta l’Unione europea. Cioè esiste solo a tavolino, esiste formalmente, esistono ricche poltrone per i nostri politici; ma l’Unione europea non si è fatta. Ho fatto questo esempio perché veramente io stessa rimango stupita nel vedere quanto l’Unione europea non si possa fare, ancora adesso.

Però io ero partita allora da strumenti antropologici: non avevo nessun motivo per prevedere che l’Unione europea non si sarebbe fatta, se non proprio l’analisi degli strumenti culturali. 
Detto questo, credo che si possa parlare qui, dove Giordano da tanto tempo fa vivere D’Annunzio, fa vivere la vita che ha fatto D’Annunzio, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi amori, le sue passioni, le sue, diciamo così, stravaganze. Ecco, io credo che D’Annunzio, malgrado tutto questo lavoro per comprenderlo, sia da capire soprattutto dal punto di vista musicale. 
Mi ha colpito il fatto che D’Annunzio abbia difeso Wagner, disputando con un filosofo di un certo calibro, che sicuramente riteneva di essere più formato di D’Annunzio per capire Wagner, e invece non lo era. E infatti la difesa che ha fatto D’Annunzio è una difesa di profonda concezione musicale. E nel difendere la musica (e non il significato e le parole di tanti che sostenevano il dramma musicale di Wagner), ha dimostrato effettivamente di sapere che cosa fosse la musica. Perché non è vero che la musica nasce con quella trama, quei personaggi: la musica nasce prima nel pensiero e nell’anima del musicista. Se non c’è quella, non è possibile; naturalmente [è possibile] fare i compiti bene e senza errori, un dramma musicale, ma non fare musica. E questo D’Annunzio l’ha capito da sé, c’è arrivato da sé.
Io sono convinta che – anche se D’Annunzio è stato tanto studiato – questo aspetto sia ancora da approfondire. E stasera vorrei invitare Giordano a seguire questa strada. Perché lo so, è vero, lui ha fatto amicizia con Debussy, ha fatto tante cose, però è questo punto qui che ti vorrei suggerire, cioè l’andare oltre a quello che uno pensa di D’Annunzio. Quando ha accompagnato con la musica Monaci, il San Sebastiano, non era questa la grandezza di D’Annunzio nel capire la musica. 
Credo sinceramente che i critici musicali siano le persone meno adatte a capire la musica; è un grande e intelligente poeta quello che può capire la musica, e in Italia ne abbiamo avuti veramente pochi. Quindi, se mi posso permettere di dare un suggerimento, questa sera inviterei Giordano ad approfondire questo aspetto e trovare (non so in che modo ma Giordano è molto bravo anche sul piano delle cose concrete) trovare un modo per rilanciare una novità di D’Annunzio. Perché ho notato che purtroppo in Italia, non soltanto per D’Annunzio, si cerca di mettere da parte le cosiddette persone scomode. Più scomodo di D’Annunzio credo che al mondo ci siano state poche persone; ma non bisogna metterle da parte perché si tratta di persone che appunto sono andate al di là dell’ovvio, sono quelle che hanno indicato nuove strade. Ecco, vorrei vedere incominciare una nuova strada di D’Annunzio.

Per il resto, cosa posso dirvi? Posso dirvi, certo, che sappiamo tutti che l’Italia sta vivendo un periodo molto difficile, che non sappiamo chi ci porterà fuori da questa situazione, perché purtroppo abbiamo delle strutture politiche molto mediocri...
Però io ho scritto un libro – posso permettermi di citarlo? – con un titolo voluto: «Omaggio agli Italiani». Certo, tutti a parlar male degli Italiani, che sono passivi, che sono vigliacchi... Io sono convinta che non c’è un popolo come gli Italiani, non soltanto sul piano storico ma anche sul piano della fantasia. Un popolo che ha saputo sopravvivere a secoli e secoli di politica fatta dai Papi, senza farsi intellettualmente intimorire, perché anzi, le armi che hanno usato gli Italiani per difendersi dallo Stato pontificio, sono state soltanto le armi dell’intelligenza. Cioè: gli Italiani non hanno mai fatto la rivoluzione. Benissimo, ma hanno fatto delle rivoluzioni intellettuali talmente forti, talmente profonde... Ma chi ha avuto altri geni come hanno avuto gli Italiani? Io sono convinta (e mi spiace dirlo) che è stato lo Stato Pontificio a fare da fermento all’intelligenza degli Italiani, costretti a guardarsi dalla censura da una parte, dal rogo dall’altra. E però... chi ha prodotto tanto intellettualmente, artisticamente, scientificamente? Nessun altro popolo, ve lo posso assicurare, nessun altro popolo. Allora l’«Omaggio agli Italiani» è questo: l’Italiano non si lascia ammazzare perché produce intellettualmente. Non si può fare la rivoluzione con i fucili, con le bombe: ma che rivoluzione è quella? Non è una rivoluzione, è troppo facile, è troppo banale... ma soprattutto non serve, non produce. Ma gli Italiani hanno prodotto: aprite un’Enciclopedia della Musica, praticamente i nomi degli italiani sono il 90 per cento. Aprite un’Enciclopedia della Scienza, dell’Arte, di tutto: lo stesso. E anche soprattutto le scoperte. Gli Italiani hanno prodotto tanta musica, ma noi abbiamo pure avuto Guido da Arezzo, che ha inventato la notazione musicale: non c’era arrivato nessuno a immaginarsela. Si andava avanti con i sistemi del Gregoriano, e un giorno lui si è rifiutato di copiare ( la musica bisognava copiarla, scriverla a mano) e ha inventato il sistema per la notazione musicale. Se non ci fosse stato un Italiano, io sono convinta che ancora non avremmo una notazione musicale. 
Questo strappo che fa l’intelligenza degli italiani è totalmente, totalmente originale, non ce l’ha nessun altro. Io non credo che sia possibile ammazzare questo; certo, ci stanno provando, ci stanno provando...

E allora questa sera, proprio perché mi trovo in un ambiente così favorevole per un discorso del genere, così capace di comprenderlo, così capace di sopportare che venga detto da una personcina come me, che per giunta sono una donna... (lo so che le donne oggi vanno di moda... ma peggio che mai, era meglio quando non andavano di moda) Ecco allora io stasera faccio questo auspicio: cerchiamo di renderci conto che stiamo vivendo un periodo terribile, forse peggiore di quello dello Stato pontificio, e che dobbiamo combattere con l’intelligenza. Dobbiamo - da stasera, da domani - renderci conto che la nostra rivoluzione deve essere questa: dobbiamo di nuovo sollecitare le intelligenze. Cosa che naturalmente i politici non vogliono, fanno di tutto per avere la scuola tutta uguale, tutto deve essere uguale... No! Tutto deve essere diverso! 

Sono convinta che aver fatto questa proposta, qui, questa sera, insieme a voi, permetterà non dico di cominciare proprio da domani, però perlomeno di cominciare a riprenderci, questo sì, e io ci conto. Vi ringrazio.









































































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